18/11/17

Una serie di Sfortunati eventi fortunati (PARTE 2)

Nell'episodio precedente: una giovanissima Geffer ha accettato un invito per una birra da un forse poco galante ricciolino. Come s'è conclusa la serata?
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GENNAIO 2009.
Saliti in auto senza una meta precisa, la lievemente brilla (e ancora affamata) Geffer e il Ricciolino parlavano del più e del meno come loro solito. Politica, musica, religione, filosofia, scienza e esperienze sentimentali disastrose.
R:<<Sai, credo forse di conoscerti già.>>
G:<<Scusa, e quando mai ci saremmo conosciuti?>>
R:<<Boh, però ho questa sensazione. Sei venuta a qualche mio concerto, per caso?>>
G:<<No. La mia mondanità si ferma alle uscite con le amiche o i sabati sera a lavorare in disco.>>
R:<<No, sicuramente non ci siam mai visti in discoteca. Le odio.>>
G:<<Quindi odi anche me?>>
R:<<Ti conosco poco per dire se ti odio o meno, ma di certo sotto questo aspetto siam molto diversi.>>
G:<<Secondo me siam proprio diversi in tutto...cioè, tu sei alto, magro come Gesù Cristo in croce, sei scuro come un cioccolatino al caffè, sai suonare, odi le discoteche, non rispetti i canoni degli appuntamenti....>>
R:<<Perchè, questo è un appuntamento? Credevo fossimo usciti da amici.>>
Geffer non si rese conto della gaffe in cui stava cadendo; il sonno, la fame e la pinta di birra le avevan completamente sciolto la lingua. Parlava e parlava senza pesare le parole, le risate e i pensieri. In tutto questo, il ricciolino ascoltava. Ascoltava e guidava verso il lungo mare.
R:<<Che ne dici, scendiam a prendere una boccata d'aria? Hai le guance in fiamme.>>
G:<<Tranquillo mi succede sempre con il freddo. Fa parte dei 3000 difetti del mio corpo.>>
R:<<Tutti abbiamo dei difetti.>>
G:<<Tipo che a te non piace Cremonini?>>
R:<<Dato che son cresciuto ascoltando e suonando musicisti come Cocker, Hendrix e simili direi che no, Cremonini non mi piace.>>
G:<<Anche io son cresciuta ascoltando i Queen, ma adoro comunque Cremonini. Ho anche il suo peluche sul mio letto!>>
Il ricciolino rimase per un paio di minuti in un mix tra lo sconcertato e il divertito prima di incominciare a ridere. Geffer invece si sentì punta nell'orgoglio tant'è che lo spinse via. Tuttavia, lui continuava a ridere al pensiero di quel peluche.
G:<<Lo vedi quanto siam diversi? Ma come cacchio possiam esser amici?>>
R:<<Ah guarda, me lo sto domandando anche io.>>
G:<<Ecco...invece, dato l'orario, credo sia il momento di tornare a casa. Domani dovrò alzarmi presto per sbrigare delle commissioni.>>
Tornati in auto, il viaggio di ritorno fu particolarmente silenzioso fino a quando Geffer non si pose una domanda a voce troppo alta.
G:<<Ma adesso?>>
R:<<Cosa?>>
G:<<Niente...cioè...che cosa ne abbiamo tratto da questa serata?>>
R:<<Una birra, una passeggiata e il vederti brilla.>>
G:<<Guarda che non son brilla.>>
R:<<Una che confessa di avere il peluche di Cremonini sul letto lo fa solo se brilla.>>
G:<<Sei tu che m'hai fatta bere.>>
R:<<Potevi prendere dell'acqua.>>
G:<<Ma sul wurstel ci sta la birra.>>
R:<<Lo sai che questa frase ha un doppio senso?>>
G:<<Oh santo cielo, ho detto wurstel mica cazzo.>>
R:<<Ok...perciò, domani mattina dovrai uscire con qualche tua amica, con un amico o con i tuoi?>>
G:<<No, credo che sarò da sola, perchè?>>
R:<<Così.>>
Geffer lo scrutò attentamente da dietro le palpebre ormai pesanti. Il ricciolino la guardò un poco spaventato.
G:<<Io domani dovrei comprare un regalo per un ragazzo..>>
R:<<Un possibile fidanzato?>>
G:<<AH?!Noooo!! E' un amico! Però ha la tua stessa taglia.>>
R:<<E allora?>>
G:<<Mi faresti da manichino?>>

Dopo una seconda stretta di mano per congedarsi (e per stemperare l'imbarazzo creatosi), Geffer entrò in camera sua. L'effetto della birra a stomaco vuoto era sparito e la sua mente un poco più lucida le fece ripercorrere tutto ciò che era accaduto poche ore prima.
"Ma che stracazzo ho combinato e detto?! Dio mio, che deficiente che sono..."
Il giorno dopo Geffer si alzò ancora in preda alla vergogna per le gaffe della sera prima. Si vestì, salì in auto e ricevette un sms. Era il Ricciolino.
"A che ora passi a prendermi per farti da manichino?"
Cercando di sembrare quanto più seria e matura possibile, gli chiese l'indirizzo di casa e gli diede un orario. Nel frattempo nella sua mente stava dando il via ad un lungo discorso in cui cercava di spiegargli che lei non è davvero così rimbambita e ciarliera, specie se non beve a stomaco vuoto. Purtuttavia, quando raggiunse il ricciolino, la prima cosa che riuscì a dire fu solo "hai dormito bene?".
Scoperto come aveva dormito, andarono alla ricerca del regalo. Girarono diversi negozi di moda dai prezzi esorbitanti e, alla fine, trovarono qualcosa di carino ma non troppo costoso. In tutto questo, lui mostrava la sua sofferenza per lo shopping.

Ormai risolte le faccende, Geffer si trovò di fronte ad un altro grosso quesito: e mo'? Che si fa?
G:<<Sai, stavo pensando...ecco, se non hai da fare, che ne diresti di fare un giro? magari verso il mare?>>
R:<<Ma ci siam andati ieri sul lungo mare.>>
G:<<Sì, ma era notte, non si vedeva niente...e poi ora andiam in spiaggia dai.>>

Giunti che furono sulla spiaggia, Geffer inspirò a pieni polmoni quell'aria salmastra, unico vero metodo per ritrovare la sua pace interiore. Il ricciolino la guardò e sorrise.
G:<<Che c'è?>>
R:<<Certo che sei strana davvero.>>
G:<<Mamma mia, ma una parola gentile mai? Dovevo buttarti giù dalla ringhiera ieri.>>
R:<<Non credo ci saresti riuscita.>>
G:<<Tesoro, ho fatto arti marziali e ho una massa grassa ben maggiore della tua. Potrei farti volare con un dito.>>
R:<<Vediamo.>>
Geffer, divertita da questa sfida, si avvicinò con l'indice sinistro ben teso, pronta a fargli eventualmente il solletico. Il ricciolino però non si mosse di un millimetro e quando quel dito fu abbastanza vicino lo afferrò con una mano. Geffer lo guardò come a chiedergli "cazzo fai?" ma non ebbe in tempo di domandarglielo perchè scappò un bacio. Un bacio lungo e turbinoso, su quella spiaggia  silenziosa in una stranamente soleggiata giornata di Gennaio, mentre in lontananza un uomo cavalcava uno stallone che ad ogni trotto, lascia dietro di sè l'impronta degli zoccoli e qualche fumante stronzo di cacca.

Ritornati in auto, Geffer era confusa. Molto confusa. Talmente tanto che prese pure una strada contro senso. Le era piaciuto? Lui le piaceva? Lei piaceva a lui? E se per caso finiva come con tutti gli altri? Ma, soprattutto, da quel momento in poi, cosa sarebbe accaduto? Cosa sarebbero stati?
R:<<Grazie della colazione e della bella giornata.>>
G:<<Eh? Sì, prego....>>
R:<<E impara a guidare che m'è passata la vita davanti al ritorno.>>
G:<<IO SO GUIDARE. E' che son pensierosa.>>
R:<<Riguardo a quello che è successo in spiaggia?>>
G:<<E beh sì. Cioè che siam adesso? Fidanzati?>>
R:<<COSA? Fidanzati? Non sembra avventata come ipotesi?>>
G:<<Allora siam frequentanti? Due che si baciano? Deficienti?>>
R:<<....diciamo che siamo in prova ok?>>
G:<<In prova? E cosa sono, una maglietta?! Un paio di mutande?!>>

NOVEMBRE 2017
Una stanca Geffer è appena uscita dall'aula in cui ha svolto uno dei tre esamoni del dipartimento. E' stanca, adrenalinica ma felice del risultato. Prende il telefono e chiama.
<<Amore!! Superato!>>
<<Bravissima amore mio! Dai che stasera ci rilassiamo con film e pizza!>>
<<Tu sì che sai come far felice una donna!>>
<<Lo so. Ci sentiamo dopo che adesso devo sbrigare delle faccende. Ti amo.>>
<<Ti amo.>>
Una collega vicina aveva ascoltato la telefonata.
C:<<Era il tuo ragazzo? Che carino, dopo tutto questo tempo vi dite ancora ti amo! A trovarlo un fidanzato così!>>
<<Fidanzato? Ah no, guarda. Non siamo fidanzati.>>
C:<<Scusa e cosa siete?! Non state insieme da quasi 9 anni?!>>

Sì, è vero; stiamo insieme da 9 anni, ci siam scambiati tanti germi, abbiam viaggiato, ascoltato tanta musica, bevuto tante birre, mangiato tanto cibo, guardato tanti film, sostenuti nei momenti più difficili, cercati nei momenti di sconforto, presi in giro nei momenti di noia, divertiti nei momenti di svago, confidati come due migliori amici, insultati nei momenti di rabbia....
 ma, a dir la verità, siamo ancora in prova.
Come una maglietta.

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