Nota critica per una lettura serena

Nota critica:
Ai fini di una lettura serena,pacifica e spero divertente,vorrei premettere i seguenti punti:
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001."
. Cerco semplicemente di parlare di vari argomenti, prendendo ispirazione da esperienze personali e avvenimenti più o meno recenti che talvolta esulano dalla mia vita privata. Questo blog non nasce con fini offensivi verso persone,ideali o religioni, semplicemente generalizzo e condivido i miei pensieri. Le critiche costruttive e i consigli sono ben accetti. Grazie e Buona lettura.

14/11/16

La vida Loca fantozziana


Vi siete mai domandati da quale tipologia umana vengano presi molti dei personaggi secondari e principali dei film di Fantozzi o di Verdone? Vi siete mai domandati che origine ancestrale abbia Ivano, il coatto di Viaggi di Nozze, o la signorina Silvani di Fantozzi?

Beh, ve lo dico io; dalla realtà.

Prendete una serata in un paesino sperduto dell'entroterra siculo; prendete quattro coppiette, uno spettacolo teatrale finito abbastanza presto e metteteci la fame e il freddo.
Aggiungeteci il non conoscere minimamente i locali del luogo, lo schifare TripAdvaisor e il fidarsi di un nome figo che ricorda molto gli american bar.
Ecco, è così che siamo capitati nell'antro degli anni '80.
Una stanza. Una sola, gigantesca stanza dalle pareti ingiallite ma al contempo piene di glitter; lampadari immensi, di finto vetro di murano e adornati di ragnatele grandi quanto una Panda, illuminavano l'intera area e l'arredamento abbastanza anonimo.
Qua e là colonne color vinaccio con l'intonaco un poco scrostato davano inoltre quel tocco in più che ricorda tanto i ristoranti degli anni '70, proprio quelli in cui i nostri genitori festeggiarono il matrimonio e che abbiamo sempre e solo visto nel filmino girato dal tremolante zio Antonino, l'unico camera munito in famiglia.
Due o tre attaccapanni a forma di corna d'alce, sedie con l'imbottitura e le gambe ballerine, tovaglie di plastica, posate scoordinate e separè in carta di riso stile "viaggio in Oriente".

Ad accoglierci, la cameriera-padrona-cuoca-animatrice.
A squadrarci dalla testa ai piedi, circa quaranta persone di età compresa tra i 40 e i 203 anni.
C'era il classico frequentatore di balera con la sua magliettina nera in lycra e strass, i pantaloni in velluto nero con la piega, le scarpe in vernice (nera) così lucide da riflettere le mutandone indossate sotto le gonne delle sue compagne di ballo, la giacchetta nera e il foulard fucsia per adornare il viso tirato non per lifting, ma per il quintale di brillantina/colla usato per tenere all'indietro i quattro capelli (tinti) che aveva in testa.
C'era la signora "forever young" con il capello platino e cotonatissimo, cinque o sei collane di diversa lunghezza e luccicanza al collo, due orecchini a cerchio rubati al Yuri Chechi dei tempi d'oro, una magliettona con su stampata una tigre e i fuseaux neri infilati a forza dentro degli stivaletti finto-pitonato color bronzo.
Poco distante, il tavolo dei ragionieri con le loro simmetriche stempiature, le camice in flanella, la giacchetta con trama scozzese, le bretelle e i mocassini, intenti a brindare alla gioia di una divisione senza resto.
Alla loro sinistra, tre attempate signorine Silvani cercavano di cogliere i loro sguardi (sperando di trovare un futuro compagno di pensione), accavallando le gambe coperte sensualmente da dei collant neri a rete, mentre davano una ripassatina ai due strati di rossetto rosso fuoco che illuminava il loro viso ormai segnato dal tempo.
Ed infine, tra quel turbinio di gente particolarmente strana, è apparso lui, il magnifico dei magnifici, il bello di Rete Quattro.
Signori, era il sosia di Mario Brega, conosciuto ai più nella parte del camionista in "Bianco, Rosso e Verdone".
Canottona bianca che sbucava dalla camicia, collana d'oro con appeso il crocefisso della chiesa vicina, sigaretta in bocca in pieno locale, capello unto e lungo. Con una mano agguantava la pizza, con l'altra il culo di una signora vicino a lui.
Pur rimanendo imbambolati difronte a cotanta abbondanza di personaggi, rassegnati e affamati ci siam accomodati in un tavolo più in disparte. In pratica dietro il separè e davanti la porta del gabinetto.
Nemmeno il tempo di sederci che...
<<Che vi pottu?>>
<<Emh, il menù?>>
<<Nahh, non serve. C'avemu i pizzi.>>
<<Ah, ok e allora si può fare una Bronte?>>
<<Eh?>>
<<Con il pistacchio.>>
<<Non c'è.>>
<<Allora una Diavola con salame piccante.>>
<<Finito.>>
<<Una margherita?>>
<<Sì, quella c'è. Da bere?>>
<<Che birre ci sono?>>
<<Non n'avemu.>>
<<Ok, e vino?>>
<<Non vendo vino ai carusitti.>>

(carusitti vuol dire ragazzini)
<<Signora c'abbiamo trentanni a testa qui.>>
<<Seeeh, e io sono quella con il culo grosso, cosa, come si chiama? Chim ca cascia.>>
(translate: cascia in siciliano vuol dire cassa, tipo quelle dove vengono messi i frutti al mercato ortofrutticolo)
<<Kim Kardashian.>>
<<E io che ho detto? Chim ca cascia. Due d'acqua e una brocca di Coca-Cola vi basta?>>
<<Faccia lei.>>
<<Ah, dimenticavo! Tra non molto metteremo buona musica che oggi c'avemu u diggiei.>>
<<E chi sarebbe?>>
<<Peppypazzy, è famoso!>>
<<Ma sì, e chi non lo conosce...però ci potrebbe indicare chi è?>>
Coppola siciliana due taglie più grande, gilet leopardato, camicia nera, golfino giallo pipì annodato in vita e jeans altezza ascellare. Età media stimata, tra i sessanta e i settanta litri di vodka dell'Eurospin. Questo era il "diggiei" dal pizzetto brizzolato e ribelle.
Cercando di non dar nell'occhio, abbiam deciso di guardarci ulteriormente intorno nella speranza di trovare qualche telecamera e scoprire di esser finiti sul set di qualche strano film. Purtroppo però le uniche cose che siam riusciti ad adocchiare son stati una vetrata dipinta in pasta di piombo ed eternit, un quadro di una spiaggia fatto di sicuro durante una gara alcolica, un mazzo di rose gialle appassito in un angolo e un vecchio cassettone tarlato.
<<Speriamo almeno che passi musica decente...>>
sospirò l'amica seduta alla mia destra.
Pochi secondi dopo tale affermazione, è giunta la pizza e con essa l'inizio dello spettacolo.
Al suono di scroscianti applausi e fischi d'approvazione è iniziata la serata KARAOKE.
Anzi, sarebbe più corretto dire la GARA Karaoke, con tanto di premi altisonanti come uno sconto per il primo classificato dalla Signora Maria (estetista abusiva da cinquant'anni), due provolone offerte dal Caseificio Sapuppo per il secondo e una pizza gratis nello stesso locale dell'evento per il terzo arrivato.

Abbiamo quindi cercato di mangiare senza strozzarci per le risate, con la speranza inoltre vana che qualche bicchiere non esplodesse a causa degli acuti di alcune partecipanti fermamente convinte di poter eguagliare voci come Mina, Patty Pravo e Mia Martini.
Ma anche gli uomini non son stati da meno.
Inoltre, maggiore era l'età del partecipante, più rock era il pezzo arrivando addirittura a dover ascoltare una "We will Rock you" cantato dal prozio di Mario Merola.

Stavamo quasi per finire la pizza e scappare una volta pagato il conto, quando la padrona-presentatrice-valletta c'ha intercettati per convincerci a cantare un pezzo anche fuori gara in quanto "stranieri".
<<Signora ma noi non siamo stranieri, siamo di Catania.>>
<<Appunto non siete autotto...autoffo...autococco...abbè, non siti di ca.>>
Con un rapido giro di sguardi e consapevoli che tanto nessuno sarebbe venuto a conoscenza della performance, abbiam deciso di cantare anche noi, portando un pezzo adatto per l'età media dei presenti.
Un pezzo di De Andrè.

<<Signori e signore, fuori gara vi presentiamo i nostri graditi ospiti che ci canteranno....DON RAFFAELLO di De ANDREA!>>
Serate così rimangono impresse nella mente, nel cuore e nella cartella dello psichiatra.

9 commenti:

  1. Voglio il nome del locale, giusto per evitarlo a vita XD
    Carusitti non lo sentivo da anni perché immagino che le ultime persone a dirlo siano morte da decenni.
    Almeno era buona la pizza?

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  2. Diciamo che assomigliava molto alla speedypizza (non so se la ricordi) però passata sotto una pressa per renderla più larga :D

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  3. No va be', un film dell'orrore!

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    1. Beh dai, diciamo più comico che dell'orrore :D

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  4. Sono morto dalle risate all'età etilica!
    Una tragicommedia di marcato stampo fantozziano...

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    1. Però, tutto sommato, li portava bene quei 70 bicchieri di vodka xD
      Ehh sì, una tragicommedia molto fantozziana lo ammetto xD

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  5. Forte, sto post :-D E sarei sicula anch'io e mi è partita l'immedesimazione atomatica xD

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    1. Grazie :D Ma ammetto che la realtà dei fatti è ben peggiore di quanto son riuscita a descrivere :D
      Comunque Benvenuta su Doppio Geffer con ghiaccio :)

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