Oltre quel numero c'è un essere umano

<<Oh, hai sentito?>>
Cosa?
Perchè?!
<<Pare non fosse in regola con gli esami.>>

E' così che l'ho saputo. Fuori dallo studio del mio futuro relatore di tesi.

Un'altra vittima, un'altro grido di disperazione ormai strozzatosi nell'aria. Come F., come M, come S. e tanti altri negli ultimi anni.
Ragazzi e ragazze come molti, con i loro sogni, le loro speranze e lo stesso identico mostro a soffocarli: la paura dell'insuccesso.
Perchè ormai, e lo sappiamo tutti, se non ti laurei entro i tempi previsti e con una buona media, sei un fallimento. Perchè ormai, se non hai una laurea, sei un fallimento.
Bamboccioni, choosy, cocchi di mamma pigri e svogliati; così ci han definito politici, sociologi, parenti e compagnia cantando, in un vortice di accuse e consigli mal richiesti.
"Non hai ancora dato tutti gli esami? Ma ritirati!!"
"Non hai superato l'esame?! E' perchè non studi!"
"Sei fuoricorso?! Vattene a zappare, è meglio!"
"Se non ti sbrighi non ci sarà mai lavoro per te!"
"Devi ancora dare una materia del primo anno? Ma non pensi a quanti soldi stan buttando i tuoi genitori per la tua istruzione?"
"Hai preso 18?? Ma non ti vergogni?!"

Quante volte abbiam sentito queste parole?
Quante volte, durante la nostra carriera universitaria ci siam sentiti dei falliti per un esame andato male?
Forse poche, forse tante.
Perchè non siamo tutti uguali ed ognuno ha il percorso accademico che ha, volente o nolente. 
Purtuttavia la società, indistintamente, ci vuole produttivi, feroci, pronti a tutto per arrivare alla meta. Poco importa di quello che si prova o di quello che si vuole fare.
Ai loro occhi e sulle loro labbra siamo solo un numero di matricola con una raccolta punti chiamato libretto universitario.

Beh, non è così. Dietro quel numero c'è un essere umano. 

Dietro quel numero c'è un ragazzo che si ritrova catapultato in un mondo tutto nuovo, c'è una ragazza che vuole coronare il suo sogno andando contro il parere di tutti.
Dietro quel numero c'è tanto sconforto.
Ci sono limiti, ci sono capacità, ci sono tempistiche diverse da persona a persona.
E ci son tanti ostacoli, piccoli o grandi che siano.
Sconfitte e vittorie mai in egual numero.

Il professore che si impunta nel farti rifare lo stesso esame almeno nove volte, il docente sempre in giro per convegni che sposta appelli e lezioni come se nulla fosse, le propedeuticità che bloccano per anni il raggiungimento minimo di CFU, le strutture fatiscenti, gli scioperi durante le sessioni d'esame, la poca chiarezza degli argomenti, il baronismo, il menefreghismo.
C'è un mondo oscuro e contorto, dietro una laurea, e nessuno vuole ammetterlo. Nessuno vuole vederlo.
Ci dobbiamo solo sbrigare a prender quel pezzo di carta, costi quel che costi.
Dobbiamo solo pensare a laurearci il più presto possibile, non certo ad ammalarci, ad avere hobby e passioni, a vivere.

E se per caso, anche solo una volta, qualcuno crolla sotto il peso dei libri, la colpa è sua.
Non di chi non sa ascoltarlo, non di chi non sa sostenerlo, non di chi l'ha buttata in pasto alle fiere perchè, magari, l'ha obbligato a scegliere un percorso di studi con lo scopo ultimo di un lavoro sicuro, sebbene ciò non l'appassioni.
La colpa è sua perchè non è forte, perchè non studia, perchè si permette di avere anche altri obiettivi al di là dell'esame.
E' solo una corsa contro il tempo, e chi inciampa strada facendo deve essere abbattuto.

Il piacere dell'imparare, il piacere dello scoprire, la gioia del conoscere non esistono più.
Come non esistono più G.,S.,M.,F.

Sinceramente; è questo che volete?

L'università dovrebbe esser un completamento autonomo dei propri studi, un modo per ampliare il proprio bagaglio culturale e per approfondire le proprie passioni, non un campo di battaglia.
Non è un macello dove l'animale più debole deve esser eliminato perchè impegna tempo, soldi e spazio.
L'università dovrebbe rappresentare il periodo più bello della nostra vita, gli anni che sanciscono la nostra crescita intellettuale e sociale.
Non dovrebbe essere la nostra imperitura tomba.

E lo dico da studentessa che, in questi anni, ne ha viste di tutte i colori.
Lo dico da studentessa che è stata bocciata ad un esame orale perchè non aveva con sè una penna.
Lo dico da studentessa che ha dovuto sopportare i capricci dei professori, orari disumani, pendolarismo, allagamenti e quant'altro.
Lo dico da persona che ha dovuto subire costanti confronti con i figli  degli altri, che ha dovuto sentirsi dire ripetutamente quanto sia un fallimento e una delusione, che ha visto costruire attorno a sè un muro di menefreghismo perchè ha intrapreso una carriera non conforme ai desideri della propria famiglia.
Lo dico da fuoricorso che ha più volte pensato di mollare tutto di fronte alle pressioni subite, lo dico da figlia che ha dovuto metter da parte lo studio per alleviare le pene della famiglia.
Lo dico da futura laureanda che vede ancora troppo lontano quell'agognato giorno in cui tutto finirà.

L'università m'ha tolto la salute, la serenità psichica, l'opportunità di viaggiare, di scoprire e di credere in una società migliore di quella in cui sguazziamo.
Ma non può pretendere di toglierci anche la vita.

Ovviamente le mie parole non sono un'accusa nei confronti delle famiglie di queste vittime dei tempi attuali, nè tanto meno sono un'accusa rivolta a quest'ultime.
Le mie parole son solo il punto di vista di chi è dentro a tale contorto sistema.
Un sistema che può esser sconfitto se si smettesse di vedere tutti gli studenti come dei numeri di matricola.
Un sistema che può esser distrutto, se solo ci si rendesse conto che non siamo degli automi con le stesse impostazioni.
Siamo esseri umani e come tali meritiamo rispetto, conforto e serenità.
Quindi, a te che magari sei finito in questa stessa situazione, a te che sei stanco di sentirti una nullità perchè non stai facendo "quello che devi fare", dico solo una cosa:
pensa a te stesso. Pensa a ciò che ti rende felice, pensa a ciò che sai fare e a ciò che vorresti fare.
Se quello che hai scelto è la tua passione, continua indisturbato con i tuoi tempi e i tuoi metodi.
Se quello che hai scelto non è ciò che hai sempre desiderato, lascialo perdere e va dove ti sentirai a casa.
Ma sii felice. Sii te stesso con un nome ed un cognome, non con un voto scritto con le lacrime su di una pergamena.
Sbaglierai? E' normale. Ti rialzerai? Sicuramente. Ma per lo meno sarai quello che sei e nessuno potrà levartelo.

Commenti

  1. Chimica a Torino è sempre stata una "piccola oasi felice", esente dalle molte problematiche che circondano il mondo degli universitari, che hai delineato molto bene e che conosco dai racconti di amici e conoscenti. Però c'è anche quell'aspetto molto personale e umano di cui parli. Zygmunt Bauman diceva che una delle maggiori paure dei tempi attuali è l'inadeguatezza, vissuta dalla persona come il non sentirsi in grado di soddisfare le richieste imposte dalle consuetudini sociali. Purtroppo quello che tu dici riguardo le pressioni che subisce un/a ragazzo/a in quella fase sono poi le stesse che subirà per tutta quanta la vita: quand'è che ti trovi un/a ragazzo/a? quand'è che vi sposate? quand'è che prendete casa? quand'è che farete dei figli? quand'è che... quand'è...
    E la persona, lasciata sola di fronte alle sue fragilità, dietro a quei quand'è alla fine scompare.

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    1. E' vero, molte delle pressioni elencate ci accompagnano per tutta la vita. Anzi, a mio avviso ci fan compagnia fin dai primi giorni. Ormai tutto è diventato una gara per raggiungere il prima possibile un obiettivo e sbloccare così il "livello successivo", quasi come se fossimo destinati solo e soltanto a questo.
      E, come tu stesso scrivi, chi viene lasciato solo di fronte alle sue fragilità, prima o poi scompare; scompare psicologicamente, scompare sociologicamente parlando e purtroppo, in casi gravi, anche fisicamente.
      Tutti siamo fragili, chi più e chi meno magari, ma ognuno ha il suo limite. Solo che c'è chi riesce a nascondere tale fragilità e a ingoiare i bocconi amari e chi no.
      Ma fino a quando non ci sarà comunicazione e consapevolezza che non siamo tutti uguali, drammi come questi continueranno in ogni ambito, sia esso accademico o lavorativo. Anche sociale, se consideriamo pure tutte quelle persone che si son suicidate perchè non accettate dalla società in quanto omosessuali, obese o quant'altro.

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  2. E' la legge della jungla. L'università ti prepara all'università della vita, quella dove non devi portare i 30 sul libretto nel minor tempo possibile, ma dove devi comunque raggiungere degli obiettivi e tutto ciò che non è in linea con gli obiettivi, viene visto come una perdita di tempo e un ostacolo (quando invece non lo è e magari sono cose che aiutano in momenti in cui si cozza contro ostacoli grossi). Chi non riesce a raggiungere gli obiettivi rischia però di dormire sotto a un ponte, questo sì, purtroppo.

    Però ammiro il tuo grido di dolore, permettimi di dire che questo post è decisamente il più bello che abbia mai letto qui; sono parole in cui anche io mi ci sono ritrovato, soffrire perché il vicino di casa (che non aveva mai avuto i miei stessi brillantissimi risultati delle superiori) portava a casa i 30 o i 30 lode ad ogni esame e dava esami a raffica, mentre io galleggiavo in una buona mediocrità, diciamo così :). Soffrire perché mia madre si aspettava sicuramente qualcosa di più, anche se era la prima ad essere contenta per gli esami superati, a prescindere dal voto.

    Poi alla fine ti ritrovi a prendere una laurea e non la festeggi neanche, chiami poche persone perché alla fine sai che gli altri hanno festeggiato scudetti e Champions League, tu uno sfigato piazzamento Uefa, gli stessi parenti che ti hanno rotto i coglioni (scusami lo sfogo) non ti cagano la laurea neanche di striscio.

    E il commento qui sopra di Marco arricchisce ulteriormente il post, sono proprio d'accordo, fammi evidenziare questo pensiero: "Zygmunt Bauman diceva che una delle maggiori paure dei tempi attuali è l'inadeguatezza, vissuta dalla persona come il non sentirsi in grado di soddisfare le richieste imposte dalle consuetudini sociali. Purtroppo quello che tu dici riguardo le pressioni che subisce un/a ragazzo/a in quella fase sono poi le stesse che subirà per tutta quanta la vita: quand'è che ti trovi un/a ragazzo/a? quand'è che vi sposate? quand'è che prendete casa? quand'è che farete dei figli? quand'è che... quand'è..".

    Esattamente, quanto fa soffrire questa cosa.

    Però concedimi di dire una cosa: di fronte a un suicidio, le persone che erano vicine a quella persona sono colpevoli (anche se sicuramente ci sono eccezioni). Perché quell'inadeguatezza di cui parla benissimo Marco non nasce dentro di noi, ma è inculcata in noi. E' inculcata da una società che esalta i vincitori e disprezza i vinti. E' una società in cui i vincitori si prendono la briga e anche il gusto di sputarti in faccia, anche se lo fanno con la loro aurea di superiorità morale e magari dandoti anche la pacchettina sulla spalla. E persone che magari, leggendo la storia di questa ragazza, avranno dato i loro soliti giudizi morali.

    Ma il suicidio è uno straordinario atto di coraggio e ribellione, non alla vita che purtroppo viene sacrificata, ma di ribellione a queste regole sociali che fanno sentire inadeguati e ai tanti, troppi stronzi che popolano questa terra e che giudicano e non hanno mai un briciolo di compassione e di pietà verso il prossimo perché "tanto se quello ha un problema, il problema se l'è cercato e soprattutto non ha saputo risolverlo".

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    1. Ti ringrazio per i complimenti ma ormai il mio non è più un grido di dolore ma di rabbia; ho avuto la fortuna di prendere la drastica decisione di non ascoltare più chiunque si è "prodigato" a dirmi cosa dovevo e non dovevo fare difronte a gli ostacoli che mi si son posti davanti e ho imparato, botta dopo botta, a trarne una lezione arrivando finalmente al traguardo.
      Traguardo che, ovviamente, verrà festeggiato solo e soltanto con chi in questi anni mi è stato vicino davvero senza mai puntarmi il dito contro sciorinando il suo disappunto o le sue opinioni non rischieste (cioè con 2 persone al massimo, salvo i colleghi e le colleghe che come me han fatto lo stesso percorso e con i quali ci siam sempre sostenuti a vicenda).
      Anche se il post può comunque esser visto come un grido di dolore lanciato come rappresentante degli studenti "normali" che popolano le nostre università.
      Situazioni simili, magari non così eclatanti, son purtroppo all'ordine del giorno e le cause son talmente tante e variegate da non poter fare una stima sensata delle stesse; dall'organizzazione accademica alle pressioni familiari, passando per la preparazione di base dello stesso studente e le sue capacità.
      Ci son troppe variabili in gioco e, di contro, c'è pochissimo dialogo con chi di dovere, famiglia in primis e professori in secundis.
      E sì, gran parte dell'inadeguatezza di cui tu e Marco parlate ci viene inculcata proprio da chi dovrebbe invece difenderci da questa orribile sensazione, anche se spesso avviene in modo inconsapevole giacchè anche loro son stati cresciuti così e così prima i loro genitori.
      Insomma, è un circolo vizioso di spinte verso il baratro; c'è chi riesce a fortificarsi e chi invece crolla.
      E tra questi c'è chi vive nel totale menefreghismo sottovalutando i problemi altrui.

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  3. È un post molto duro per certi versi, ma sincero, e reale. Ci sono talmente tante paure e problemi che si possono nascondere dietro un "pezzo di carta" che non si può nemmeno capire. Però, un po' come faceva Riccardo, io una accusa alle famiglie (non a quella dell'ultimo caso in particolare che non conosco ovviamente, o quella degli altri ragazzi) e la voglio fare perché l'ansia da gara è generata molto dalla famiglia, anche da una scarsa comunicazione con la stessa, per cui finisce per non capirsi, e si finisce per volere cose diverse.
    Trovo un po' diverso il discorso università/vita che fa Marco: nelle scelte di vita (ti sposi, ti fidanzi ecc) sei tendenzialmente più libero, mentre nell'università, oltre alla pressione familiare, hai anche l'idea data dalla società, che DEVI seguire quel percorso

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    1. E' vero, gran parte di questa corsa al successo è istigata dalla famiglia, ma non solo dai genitori. Conosco tante persone che vivono in continuo confronto e ansia anche in presenza di altre figure parentali che non perdono MAI tempo per muovere critiche o altro!
      Questo perchè in tutti è stato inculcato che si deve essere i migliori e se qualcuno non lo è abbastanza, deve essere emarginato e rimproverato.
      Ma son dell'idea che anche l'incomunicabilità con i professori possa influire notevolmente, e lo dico anche per esperienza personali; ringrazio sempre di aver trovato un prof con il quale parlare che m'ha spronata senza incominciare a darmi della fallita (come un altro prof si permise di fare sebbene abbia questo vizio praticamente con 3/4 degli studenti!).
      Per il discorso vita, diciamo che le ansie sono più gestibili e quindi per alcuni il discorso "fidanzati/sposati/figlia" non è poi così sentito, ma tutto dipende da persona a persona e dai messaggi che la stessa famiglia ha passato....insomma, c'è tanta gente che, ancora oggi, trova il matrimonio un tappa obbligatoria della propria vita indipendentemente da tutto il resto!

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  4. Maestra Miyagi14 aprile 2018 20:39

    Vorrei aggiungere anche quelli che "ma hai preso quella facoltà? Vuoi ritrovarti sotto un ponte dopo la laurea?". In una società in cui il futuro è incerto a prescindere, pressioni di questo tipo sono capaci di disorientare chi non ha una grande autostima o chi sa che dovrà essere d'aiuto in famiglia e si convince che non potrebbe farlo con una laurea in filosofia. Lato mio ho subito tante dita nella piaga..."allora, st'università come va?" ogni santa settimana, come se ci fossero esami ogni 3 4 o 5 giorni...oppure l'imbarazzo di parenti quando qualche "estraneo" faceva la stessa domanda perché non avrebbe scommesso un soldo su di te...e te lo dice pure in faccia, ma dopo la laurea e un lavoro...il punto è che bisogna imparare a farsi la pellaccia per lasciarsi scivolare addosso la cacca..per non essere volgari. La cosa che mi fa più ridere è che la maggioranza di chi si diverte così l'università non l'ha vista manco da lontano. Poi quando i loro figli si trovano nella stessa situazione, là cala il silenzio stampa, nessuno sa niente. O persone che si sono iscritte alla mia stessa facoltà che "se c'è riuscita lei...possono tutti". Per poi lasciare dopo un anno. Scusa lo sfogo, oramai mi rimane un sorriso amaro e un vaffanculo tra i denti a chi di dovere.

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    1. Ma non scusarti, anzi, hai fatto bene a sfogarti! Comunque i simpaticoni da "quella laurea non da lavoro" li ho citati indirettamente, ma ho dimenticato tutto il resto che hai scritto!
      E' vero, una buona fetta di chi fa pressioni a gli studenti non solo sono parenti, ma molto spesso persone che l'università non l'han mai vista se non per la proclamazione di qualcuno. E' in tanti son convinti che sia come a scuola, con i compiti per casa e le interrogazioni settimanali -.- Per esempio una volta una parente troppo stretta (che aveva il figlio, mio coetaneo, iscritto all'università in una facoltà moltoooo diversa dalla mia) disse "ma ancora non hai dato alcun esame???" in pieno DICEMBRE DEL PRIMO ANNO.
      Le risposi che no, la sessione inizia/va a fine Gennaio quindi non potevo certo dare esami a meno che non fossi ripetente e sfruttassi gli appelli straordinari (cosa che mi pare difficile dato che m'ero appena immatricolata), e lei con sguardo pieno di pietà e disgusto mi rispose "tutte scuse, mio figlio già ha fatto un esame! E' che hai scelto una facoltà troppo difficile per te, era meglio qualcosa di più femminile, non buttarsi in mezzo ai maschi!".
      Peccato solo che:
      1) l'esame che aveva dato suo figlio era solo un esonero, cosa che non viene fatta in tutte le facoltà ed è a scelta del prof.
      2) l'anno dopo il suo pargolo mi chiese di fargli il compito di chimica via whatsapp perchè non riusciva mai a passarlo, pur avendo come testo di riferimento un libro di una semplicità paurosa!
      Ovviamente, ai tempi, queste cose mi ferirono molto dato che anche a gli occhi dei miei genitori (rimasti ancora con la visione universitaria di 30 e più anni fa) io risultai la sfaticata che non studiava mentre questo parente era diventato di colpo il genio dei geni!!
      Ma adesso, come dici tu, la mia pellaccia si sta trasformando in corazza e molte cose non solo scivolano via... ma finiscono direttamente nella spazzatura!
      Purtroppo però, in conclusione, non siamo tutti così. C'è chi invece lascia aperto uno spiraglio che viene sfruttato, da persone così, per staccare quel poco di corazza presente. E le conseguenze le abbiamo sotto gli occhi.

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  5. Mi piace tantissimo questo post!
    Sono convinta che a volte bisogna essere duri e spietati, ma prima si dovrebbe fare lo sforzo di pensare, provare a capire e alla fine chiedersi se da quella durezza può venir fuori del bene. Se una persona arranca o ha difficoltà non credo che buttargli addosso spazzatura senza pietà possa aiutare; spronare sì, umiliare no. Essere spietati con chi ci vuole denigrare la vedo come una buona difesa. Il confronto con altre persone non è sempre positivo, soprattutto se ci si concentra sulle mancanze e non sugli aspetti positivi. Spesso chi ci sta vicino non capisce (o non vuole capire).
    A distanza di anni dal mio ritiro dall'università, una mia parente ancora mi fa sapere quando un suo parente o conoscente si sta per laureare, che lo faccia per spronarmi a riprendere o per rimproverarmi io non lo so. Ma so che se fossi una persona debole o più fragile la cosa mi ferirebbe, potrebbe causarmi molto dolore. Io non ho rimpianto la mia fuga, perché ho capito che non fa per me, non sarei felice, e quando qualcuno mi ricorda che ho sempre avuto voti alti a scuola, che dovrei riprovare, io rispondo con indifferenza perché sono sicura della mia scelta e non mi lascio influenzare. Questa sono io, ma chi sa come può reagire qualcun altro?
    Come si può essere felici e diventare adulti felici ed equilibrati se si viene forzati a fare qualcosa che non vogliamo e per di più giudicati costantemente come idioti?
    Ecco, penso che a scuola manchi totalmente l'educazione ai sentimenti, alla gentilezza, alla comprensione.
    Perdona il papiro ma quando parto per la tangente non mi funzionano i freni!

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    1. Ma quale papiro, anzi! Hai tutta la libertà di esprimere le tue opinioni con più di 140 caratteri! :D
      Comunque, come tu giustamente dici, spronare è giusto ma buttar fango no. Purtroppo però tante persone, parenti in primis, non capiscono la differenza tra le due cose (si sentono tutti in Full Metal Jacket) e non comprendono quanto possono ferire una persona.
      In più, secondo me, non c'è un vero nesso logico tra voti alti a scuola e vita accademica; i voti alti a scuola possono essere un insieme di ben altri fattori (culo, simpatia dei prof, capacità di quest'ultimi di comprendere i limiti dello studente dopo tutti gli anni insieme e desiderio quindi di premiarlo con voti alti....) tant'è che, per farti un esempio, due mie ex compagne diplomatesi con 100 si son ritirate dopo il primo semestre di università perchè han capito che non era la vita che volevano.
      Di contro, alcuni compagni che arrancavano al liceo, adesso son laureati e specializzati perchè si son ritrovati a fare ciò che amavano davvero!
      L'università è comunque un mondo a parte rispetto le scuole dell'obbligo e questo non lo capiscono tutti!

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